Never Forget

foto: Getty Images

 Il mio ultimo post qui dentro era un ringraziamento all’uomo che ha cambiato la vita di molti di noi (sicuramente la mia…), comunicava al mondo che lasciava il suo ruolo di CEO di Apple, società che ha fondato e fatto crescere al punto da diventare un modello per tanti.

Ed eccomi qui a scriverne l’ultimo saluto: se n’è andato dopo l’ultimo keynote, in silenzio proprio come in silenzio aveva condotto questa lunga battaglia contro quel male che ce lo stava portando via pian piano. Mi ritrovo alla soglia dei 40anni con gli occhi lucidi, la voce rotta per un uomo che mai ho conosciuto, al quale non ho mai stretto la mano, lanciato un saluto dall’altra parte della strada, una persona che la maggior parte definirebbe uno sconosciuto. Non mi vergogno a dire che ho pianto dopo la notizia, lo sto facendo anche ora mentre cerco per l’ennesima volta di fermare i mille pensieri che ho in testa per metterli qui, in questo blog.

Perchè lo faccio? Non esiste un perchè esiste un bisogno.

Leggo, ascolto, guardo le foto di tutti quelli che hanno voluto rendergli omaggio andando a Cupertino per lasciare un fiore, un messaggio un post-it attaccato alla vetrata di uno store, uno di quei “negozi” che ha voluto in modo quasi maniacale, una di quelle case che noi abbiamo imparato a conoscere in giro per il mondo. Sento dire che è esagerato l’amore e il clamore che sta suscitando la sua morte, se vi infastidisce giratevi dall’altra parte e non rompete le scatole.

Io sto ancora aspettando che da non so dove esca e dica ancora una volta “One more Thing…” che ci chieda di svegliarci tutti da questo maledetto sogno.

Una persona che amo, assolutamente non maniaca di Apple oggi ha scritto:

This is a sad day even the sun will not show itself for the grief. The bite in the apple is a piece of you that is gone but we won’t never forget.
Bye Steve

in poche parole ha saputo dire meglio di me quello che provava.

Oggi molti parlano, molti vogliono spiegarci il perchè e il per come di Steve Jobs, molto lo stanno già criticando, io invece vi dico fermatevi e riflettete su un piccolo passo del suo discorso più famoso fatto ai laureandi di Stanford nel 2005

…Sono convinto che l’unica cosa che mi ha trattenuto dal mollare tutto sia stato l’amore per quello che ho fatto. Dovete trovare quel che amate. E questo vale sia per il vostro lavoro che per i vostri affetti. Il vostro lavoro riempirà una buona parte della vostra vita, e l’unico modo per essere realmente soddisfatti è fare quello che riterrete un buon lavoro. E l’unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che fate. Se ancora non l’avete trovato, continuate a cercare. Non accontentatevi…

Io ci proverò Steve, ma da domani oggi credimi non ci riesco proprio.

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